Intercultura

Un mondo in tavola

Cucina indiana

L’India è un continente! La sua tradizione culinaria è talmente vasta che non si può parlare di un’unica cucina indiana, ma di molte cucine indiane: tredici lingue e oltre trecento dialetti locali. Una molteplicità di tradizioni gastronomiche e un’immensa varietà di cibi e di preparazioni alimentari.
Dal nord provengono i famosi piatti di carne tandoori mentre sono originari del sud i curries più piccanti e speziati.
La cucina indiana è molto flessibile ed ognuno può, secondo il proprio gusto, renderla più o meno speziata.
È buona regola preparare il curry con alcune ore di anticipo o addirittura il giorno prima in modo che le spezie abbiano tempo sufficiente a sviluppare tutto il loro aroma. Il riscaldarlo lo rende dunque più appetitoso.
Le abitudini alimentari cambiano non solo a seconda del luogo, ma anche a seconda della religione e del gruppo sociale. Non sono da dimenticare le influenze dei popoli invasori come i Mogul che, nel sedicesimo secolo, introdussero i fondamenti della cucina islamica asiatica coniugando il kebab con le verdure cotte al vapore, il gusto della decorazione dei piatti con il piacere dell’essenzialità, fondendo la cucina musulmana, prevalentemente basata sulla carne, con quella induista strettamente vegetariana.
Il pasto non è composto da portate, ma è un unico piatto. Al centro si mette un mucchietto di riso e tutt’intorno si dispongono salse, carne e verdura.
In India si mangia con le mani: con la destra si prepara il boccone e lo si porta alla bocca, con la sinistra si aggiunge cibo nel piatto e si spezza il chapati
Il rapporto tattile con il cibo è molto importante, e sia cucinare sia mangiare è considerata un’arte, in cui ognuno mette il proprio tocco personale. La cucina indiana è creativa, ma allo stesso tempo molto legata alle tradizioni. Rispecchia perfettamente la cultura di un Paese intenso ed estremo, ma allo stesso tempo piena di grazia e di armonia, ricca di sapori forti e allo stesso tempo benèfici e delicati. Il pasto è consumato seduti per terra, con il piatto appoggiato sulle ginocchia e sopra una stuoia, in silenzio ed in piena concentrazione. E’ accompagnato da una serie di rituali di offerta verso Dio e di ringraziamento per Madre Natura.
Il cibo è visto come dono e benedizione da condividere con gli altri, infatti l’atto più sacro per un indiano è l’ospitalità. Chiunque bussi alla porta è il benvenuto. Questo perché Dio può presentarsi in qualunque forma e momento
La tavola indiana (nei suoi mille dettagli geografici) è presentata con il suo piatto fondamentale che è il riso, che varia ed è pilaf, buriani, con curcuma o zafferano o ancora profumato agli agrumi e via dicendo. Il pane, proprio come in Italia, non ha una parte secondaria, sia che si chiami nan, più morbido e da mangiare caldo, o chapati simile alla piadina romagnola, pappardam che ricorda la carta da musica sarda.
La magia della cucina indiana è racchiusa nelle spezie, che consentono variazioni infinite. Anche il piatto più povero richiede la conoscenza di qualche piccolo segreto: una patata può cambiare colore, gusto e consistenza, presentandosi sempre diversa.
Gli aromi sono accostati in base alle loro proprietà ed effetti combinati e gli alimenti vengono suddivisi in "rinfrescanti" e "riscaldanti".
Ogni piatto è inscindibile da una serie di curry o corma di agnello, di manzo, vegetariano, di pomodoro e di formaggio (il paneer) che servono a condire il riso e ad accompagnare il pane.
Il re per i secondi piatti è il tandoor, il forno di terracotta rotondo riscaldato con la brace. Qui si cucina una serie di carni e pesci (nonché il pane) tutti coloratissimi per le spezie con cui sono cucinati.
Formaggi, verdure e carni si cucinano anche sulle piastre roventi.
Le verdure, dagli spinaci ai broccoli, alla bieta, sono affogate nello yogurt poi ristretto.
Da non dimenticare i legumi coloratissimi e resi più leggeri dalla mancanza di bucce.
Il riso fa da padrone anche nei dessert: quando è tutto colorato (il numero dei colori è rigorosamente il sette) indica prosperità e augurio. Anche la carota in India diventa dolcissima con il latte e ghi, la panna d’Oriente, e coperta di fogli sottilissimi di puro argento e oro.
E da bere? Mango e lassi per gli astemi e non, oppure birra indiana e per finire liquori aromatici oppure una tazza di tè profumato con cannella, chiodi di garofano e semi di cardamomo.

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