Solidarietà

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Afghanistan. Riscostruire una comunità allo stremo e frantumata

50.000 mila bambini, secondo le stime, sono i lavoratori di strada nei 10 dei più popolosi distretti di Kabul. Questi bambini lavoratori sono sia maschi che femmine con una età compresa tra i 6 e i 16 anni. Il loro lavoro contempla le attività più diverse come ad esempio: raccogliere legna e carta straccia, bruciare incenso, vendere oggetti di ogni specie, lavare le macchine, mendicare, etc.; spesso sono esposti a numerosi rischi di abuso e sfruttamento mentre lavorano per le strade. A causa della chiusura di tutte le scuole riservate alle bambine ed alle ragazze, oltre 200.000 adolescenti ed insegnanti di sesso femminile sono state deprivate del loro diritto all’educazione e di qualsiasi opportunità d’impiego. Ancora più grave la situazione per i bambini disabili tanto per l’accesso all’istruzione che per la riabilitazione. La speranza di vita alla nascita di un afgano è di 46 anni, quella di una donna afgana 45, il reddito pro capite è di meno di un dollaro al giorno. Un bambino su quattro non raggiunge i cinque anni di età. Sette milioni di afgani non hanno materialmente da sopravvivere e dipendono dagli aiuti alimentari internazionali. Si potrebbe dare ancora un lungo elenco di cifre che testimoniano come l’Afghanistan sia il paese agli ultimi posti di qualunque classifica. In Afghanistan alla carenza materiale si accompagna un totale disfacimento dei legami sociali, delle strutture comunitarie. Sul territorio afgano sono disseminate 10 milioni di mine, una per ogni bambino, che nel 2000 hanno provocato la morte di circa mille persone, la metà delle quali di età inferiore ai 18 anni. La siccità che dura da tre anni si è abbattuta su una popolazione che per l’80% vive in campagna. Infine sul paese si è anche abbattuto un catastrofico terremoto che ha provocato oltre 5.000 morti.
L’Arci sostiene due progetti l’uno per l’istruzione e la formazione professionale di bambine e bambini anche con handicap e l’altro per l’istruzione e la formazione professionale dei sordomuti.
Il primo progetto si articola in tre parti. Una prevede il sostegno, presso un apposito centro, delle ragazze e dei ragazzi di strada lavoratori che si prende cura di 90 ragazzi. Un’altra parte è dedicata al sostegno delle scuole in casa (Home base school) per le bambine e ragazze afgane che riguarderà 90 ragazze. Infine un’altra parte riguarda sempre le scuole in casa ma questa volta per 100 ragazze disabili (in gran parte a causa della guerra).
L’altro progetto per l’educazione formale dei bambini affetti da sordità ha luogo all’interno dei centri. In ogni centro la frequenza scolastica coinvolgerà sia maschi che femmine.
Il progetto permette a 90 bambini sordomuti di imparare a leggere, scrivere, contare, utilizzare la comunicazione gestuale di base; imparano anche a leggere le labbra. Nei centri ricevono una formazione completa riguardo le tecniche artistiche ed artigianali.
Gli insegnanti e le famiglie ospiti rivestono un ruolo essenziale in cooperazione con i parenti degli studenti nell’incoraggiare questi ultimi a prendere attivamente parte alle attività del progetto.
Save the Children, che realizza i progetti, opera in Afghanistan dal 1976. Il coinvolgimento iniziale nelle vicende afgane ebbe inizio con la costruzione di cliniche a Kabul. A seguito dell’invasione sovietica, Save the Children avviò una serie di programmi sanitari per le popolazioni afgane rifugiate in Pakistan e nella Provincia della frontiera di Nord-ovest. A tutt’oggi dispone di sei uffici locali in Afghanistan e 6 basi operative nel Pakistan settentrionale con uno staff di circa 250 persone delle quali 200 sono operatori afgani.

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